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RIMPASTO

Quote rosa, il Tar del Lazio
annulla la giunta comunale

La decisione dei giudici della seconda sezione, presieduti da Luigi Tosti, i quali hanno accolto i ricorsi proposti dai Verdi, Cirinnà (Pd), Azuni (Sel) e dalle consigliere di Parità della provincia di Roma e della regione Lazio, Bagni e Castelli  leggi tutto

Buone notizie per l’universo femminile italiano….

(Di buon mattino già 2, incredibile!!!)


6 donne e 4 uomini, a Cagliari il neo sindaco Zedda vara la nuova giunta!

Sei donne e quattro uomini nella nuova Giunta di Massimo Zedda che sarà presentata in serata con l’insediamento del primo Consiglio comunale dopo il voto di maggio e il successivo ballottaggio, che ha decretato la vittoria del centrosinistra dopo quasi un ventennio di dominio incontrato del centrodestra.

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Sarah Varetto direttore di SkyTG24

Cambio della guardia a SkyTG24. Dal 4 luglio la tv all news sarà diretta da Sarah Varetto. Emilio Carelli, che ha fondato il canale nel 2003 e l’ha guidato in questi otto anni tornerà in video alla conduzione di un talk show quotidiano di approfondimento politico, in orario seraleleggi tutto

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Il 13 febbraio visto dal canale Arte; SNOQ a Repubblica TV;

Lungo articolo del New Yorker sul “basta bunga bunga” delle donne italiani

Inmultimedia su 10 giugno 2011 a 10:31

Cristina Comencini e Serena Sapegno parlano   in questo video del movimento SNOQ e dell’incontro  nazionale il 9 e il 10 luglio a Siena.

Guarda l’intervista a Cristina Comencini e Serena Sapegno

Così invece il canale Arte ha parlato del 13 febbraio e del movimento delle donne in Italia.

Per tutte noi, un saluto al futuro.

Guarda il video intervista di Arte

Postiamo anche il link di un lungo articolo che il New Yorker –  settimanale dalle grandissime tirature su scala mondiale – ha dedicato al “basta” che gran parte delle donne italiane rivolge al tristemente noto “bunga bunga”.

Basta Bunga Bunga! Leggi l’articolo

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Lettera di Se Non Ora Quando Napoli al nuovo sindaco Luigi De Magistris

Inse non ora quando su 10 giugno 2011 a 10:37

Lettera aperta al Sindaco di Napoli

La donne di Napoli aderenti ad associazioni, partiti, sindacati e movimenti, che hanno organizzato la manifestazione del 13 febbraio Se non ora quando, l’8 marzo in piazza e hanno accompagnato con entusiasmo la tua campagna elettorale, si sono rincontrate e hanno condiviso l’iniziativa politica delle donne di Milano, sostenitrici del sindaco Pisapia, ispirata all’individuazione di criteri da seguire per la scelta della componente di genere della giunta comunale, nella convinzione che la democrazia paritaria non si fonda solo sull’equivalenza numerica, ma sulla presenza di uno sguardo differente per il governo della città.

La donne di Napoli auspicano pertanto che la scelta tenga conto della storia e dei percorsi che in questi anni hanno fatto per acquisire e consolidare diritti e spazi di libertà e di cittadinanza. In un momento in cui la città può e deve seriamente voltare pagina inaugurando un nuovo modo di fare politica, intendono richiamare la tua attenzione sulla presenza di donne che, oltre a vantare esperienza politica e competenza amministrativa, siano rappresentanti autorevoli del movimento delle donne e portatici di quel prezioso sguardo sulla città imprescindibile per l’esperienza di governo che sta per cominciare e alla quale hanno contribuito con passione e fiducia.

Nella convinzione che saprai raccogliere il valore simbolico e reale di una scelta di genere, attendono un tuo riscontro.

Inoltre, le donne interessate sono invitate a partecipare al prossimo incontro che si terra’ giovedì 16 giugno alle ore 17 presso Intramoenia in Piazza Bellini.

 Napoli, 9 giugno 2011 Le donne di Se non ora quando di Napoli

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Un coro spontaneo al Teatro Greco di Siracusa: ”Vota Sì”

Il video di una lettrice – Prima della messa in scena di Andromaca, uno spettatore inizia a  sventolare una bandiera pro referendum: in un primo momento gli applasi sono pochi. Ma quando qualcuno chiama la polizia per denunciarlo, dalla cavea parte un coro che coinvolge tutto il pubblico (di Elena Savatta).guarda il video su repubblica.it
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MEDIO ORIENTE

Siria, sequestrata la blogger Amina

avviata campagna sul web per la liberazione

Prelevata da agenti della polizia segreta, armati e in borghese, e condotta in una località sconosciuta. Il suo diario online, “La ragazza gay di Damasco”, era diventato fonte di informazione per molti media stranieri e luogo di dibattito su diritti e politica. Francia, l’ambasciatrice smentisce le dimissioni

di RAFFAELLA MENICHINI

Nella blogosfera era diventata uno dei nomi più noti della rivolta civile dei giovani siriani. Ora Amina Arraf è scomparsa, prelevata da uomini armati a Damasco e condotta in un luogo segreto. Il blog di Amina 1 era diventato popolarissimo negli ultimi tempi, grazie agli aggiornamenti in tempo reale sulla rivolta e al tema coraggiosissimo – per una giovane donna araba – del coming out omosessuale: “A gay girl in Damascus” era infatti il titolo del blog in inglese dove Amina raccoglieva appunti privati, notizie e commenti di natura politica in un complesso di certo indigesto per le autorità siriane. continua su repubblica.it

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Compassione e rispetto i primi valori da insegnare ai figli

Inrassegna stampa su 7 giugno 2011 a 10:29

di Michela Marzano, Repubblica

Sono esclusi dai giochi. Insultati e maltrattati dai compagni. Capri espiatori di una violenza talvolta invisibile, ma quotidiana che spesso finisce su Internet. Sono soli e bisognosi di aiuto. Come la giovane Alye, su YouTube. Che ha utilizzato una serie di cartoncini per urlare in silenzio, davanti alla telecamera, tutta la sua disperazione. “Brutta”, “Grassa”. “Mostro”. “Prostituta” Perché non passava giorno senza che qualcuno la insultasse.
Il fenomeno del “bullismo”, con la sua deriva multimediale, è ormai tristemente noto. Non solo in America, in Inghilterra e nei paesi scandinavi, dove una serie di misure preventive sono state già prese a partire dagli anni ´80, ma anche in Italia, in Francia, e negli altri paesi europei. Come reagire? In Francia, il ministro della Pubblica istruzione, Luc Chatel, ha organizzato in maggio le prime Assises nationales sur le harcèlement à l´école. Un rapporto dell´Unicef, pubblicato in aprile, aveva mostrato che un bambino su dieci, a scuola, è vittima di violenze verbali e fisiche. E che le vittime portano con sé, per sempre, le cicatrici di questi insulti e di questi atti di violenza subiti quando erano ancora troppo piccole per difendersi da sole.

Ormai sono veramente pochi coloro che continuano a pensare che le angherie e le prepotenze possano forgiare il carattere dei bambini, e che imparare a difendersi da soli faccia parte di quelle esperienze necessarie per poi affrontare meglio la vita. Ma basta consolare le vittime esortandole a “non mollare”, a “non curarsi dei carnefici” e ad andare avanti per la loro strada? Non sarebbe meglio interrogarsi sul “perché” di questi gesti e su ciò che ci rivelano della società contemporanea?
I bambini e gli adolescenti possono essere crudeli. Anche quando tutto comincia un po´ per gioco. Quando il bulletto di turno vuol sentirsi più forte degli altri e cerca di attirare l´attenzione generale prendendo in giro un compagno o una compagna di scuola. Quando gli amici lo seguono per divertirsi anche loro. Quando i più fragili e i più vulnerabili cominciano ad aver paura e diventano vittime di un meccanismo perverso che, se non viene interrotto, non smette di autoalimentarsi. Ecco allora che dalle derisioni si passa alle umiliazioni, dalle minacce alle aggressioni… magari filmate col cellulare e poi trasferite su Internet, dove con un semplice “clic” si può poi guardare di nuovo tutto e ridere ancora. Tanto nessuno saprà mai chi ha fatto circolare questi video (che per anni restano su Google) o chi utilizza veramente Facebook per diffondere dubbi, falsità o calunnie. Anche se, col passare del tempo, sono sempre più numerosi quelli che non si divertono affatto. Bambini e adolescenti che si isolano, si vergognano, non dormono la notte, pensano di farla finita con la vita…
Molti adulti continuano a pensare che l´universo dell´infanzia è un mondo fatto di innocenza e di gioco. Che la compassione di fronte alle sofferenze è un sentimento naturale. E che anche quando qualcosa non funziona, col tempo tutto si rimetterà a posto. Peccato che, come ci spiega Freud nei “Tre Saggi sulla teoria sessuale”, da bambini non si ha ancora la capacità di immedesimarsi negli altri e di compatire la loro sofferenza. Le famose “dighe psichiche”, le tre barriere essenziali che strutturano ognuno di noi permettendoci di trovare un equilibrio di fronte alla violenza dei nostri istinti, non ci sono ancora. E spetta agli adulti insegnare ai più piccoli il significato del pudore, del disgusto e della compassione. Soprattutto la compassione… quella che dovrebbe spingere ognuno di noi ad essere sensibile di fronte alle ingiustizie, a ribellarsi davanti al dolore inutilmente inflitto, e a non fare mai agli altri quello che non vorremmo che ci fosse fatto… Come fare, però, ad insegnare la compassione in un modo in cui la crudeltà viene banalizzata, in cui si impara a farla franca e a restare impuniti e in cui i ragazzi, lasciati soli davanti ad Internet e ai videogiochi, confondono sempre di più la realtà e la fiction? Nell´era di Facebook tutto si virtualizza. È difficile capire che i propri gesti possono avere delle conseguenze irreparabili. Che la sofferenza non si cancella come una frase scritta al computer. E che il rispetto e la civiltà sono valori molto fragili.
La barbarie, diceva Freud, è un “tratto indistruttibile” della natura umana, una tentazione sempre presente in ognuno di noi. Compassione ed empatia non sono innate. Se non si prende la pena di insegnarle ai nostri figli e ai nostri alunni, sensibilizzandoli alla sofferenza degli altri, spiegando loro la conseguenza di certi gesti, non si potrà fare niente contro il bullismo. Alcuni bambini sono semplicemente incapaci di rendersi conto di quello che fanno. Di capire che potrebbero trovarsi loro al posto delle vittime. E che queste vittime non si divertono e soffrono veramente. Perché non sono come gli avatar di un videogioco, ma bambini in carne ed ossa come loro. Il primo compito dei genitori e degli insegnanti non è d´altronde proprio di spiegare ai più piccoli come funziona la realtà?

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Jill Abramson alla guida del NY Times.

E’ il primo direttore donna in 160 anni

Inmondo delle donne su 3 giugno 2011 a 08:06

Ex giornalista investigativa, era una dei due vice di Bill Keller che lascia per diventare giornalista a tempo pieno. Le nuove nomine, tra cui quella di Dean Baquet come vice, saranno effettive dal 6 settembre. Ad annunciarlo è stato l’editore del quotidiano, Arthur Sulzberger.

NEW YORK – Jill Abramson sarà il nuovo direttore del New York Times al posto di Bill Keller, 62 anni, che lascia per diventare giornalista a tempo pieno della cosiddetta ‘Vecchia Signora in grigio’. Newyorkese, 57 anni, la Ambramson è entrata al Times nel 1997 dopo aver lavorato al Wall Street Journal. E’ stata corrispondente da Washington, responsabile dell’ufficio di corrispondenza del quotidiano nella capitale Usa fino a diventare caporedattore del prestigioso quotidiano. “Quando ero piccola a casa mia il Times era religione”, ha spiegato Abramson, “se scriveva qualcosa, quella era l’assoluta verità”.

Per la prima volta nei suoi 160 anni di storia il Nyt verrà quindi diretto da una donna. Lo ha annunciato oggi l’editore Arthur Sulzberger. La Abramson, ex giornalista investigativa, era uno dei due vice di Keller dal 2003. Al suo posto andrà Dean Baquet, 54 anni, l’attuale responsabile dell’ufficio di Washington e ex Los Angeles Times. Abramson ha detto che diventare  direttore del NyT è come “ascendere al Valhalla” (secondo la tradizione vichinga chi muore da eroe viene scortato dalle Valchirie nel Valhalla dove viene accolto da Bragi, consigliere di Odino). Le nomine saranno effettive dal 6 settembre.

E’ stato lo stesso Keller a voler lasciare l’incarico, in un momento difficile per il quotidiano, con una crisi delle vendite e il passaggio alla realtà digitale. “Bill si è confidato con

me diverse settimane fa, dicendomi di sentire che era arrivato il suo momento per ritirarsi dal ruolo di direttore”, ha detto Arthur Sulzberger Jr. in una nota in cui aggiunge di aver accettato la decisione di Keller con “emozioni contrastanti” ed esprime la certezza che Abramson sia la persona più adatta a sostituirlo. “Jill e Dean insieme sono una squadra potentissima” ha aggiunto Keller. “Jill è stata mia partner in tutti questi anni di tumulto e cambiamento – ha continuato l’ex direttore -. Come braccio destro avrà una persona che ha affrontato nella sua carriera battaglie simili per un altro importante giornale americano. Hanno entrambi una formazione e un’esperienza di gran valore”.

(Da Repubblica.it)

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Pasionarie

Da senonoraquando13febbraio2011

Inrassegna stampa su 29 maggio 2011 a 17:20

di Silvana Mazzocchi, Repubblica

Un nuovo film appena finito, Quando la notte, «la più appassionante esperienza della mia vita con il cinema»; Libere, testo al femminile di «passioni e ragioni» applaudito nei teatri di mezza Italia; infine, un ruolo centrale nel comitato promotore di “Se non ora, quando” che il 13 febbraio scorso portò in piazza un milione di donne aprendo una nuova stagione del femminismo.

Cristina Comencini non è abituata all´enfasi, racconta sottovoce l´intreccio straordinario di questi mesi formidabili e inizia da Quando la notte, «un lavoro gigantesco, faticoso e lunghissimo. Il libro l´avevo scritto nel 2008 ma, tra sceneggiatura, sopralluoghi e quattro mesi in montagna, a Macugnaga, sotto il Monte Rosa per le riprese, ci sono voluti più di tre anni. Abbiamo girato in posti raggiungibili solo a piedi o in elicottero, con il sole e con la neve e Claudia Pandolfi, Filippo Timi e il bambino sono stati straordinari. Il risultato è un film autentico e, credo, anche molto potente».
Jeans, maglietta bianca e viso senza trucco, non sembra davvero una nonna: «Ho tre figli e cinque nipoti», dice con orgoglio. Evoca il successo della manifestazione di tre mesi fa per sottolineare come neanche la sua famiglia si aspettasse un esordio di “Se non ora, quando” tanto clamoroso. «Mi vedevano molto occupata e coinvolta, ma certo non era prevedibile tanta adesione. Anche se qualcosa doveva pur succedere: nel nostro Paese le donne sono la questione capitale della società, eppure mai, né oggi né in passato, i governi hanno saputo dare risposte adeguate. Risultato: il welfare per le donne è tra i più bassi dell´Occidente, mentre la parità nella differenza è ancora una rivoluzione incompiuta». Le piace raccontare come è nata l´idea della manifestazione, l´impegno, ma anche la casualità di quell´evento eccezionale.
«In principio l´associazione Di Nuovo aveva elaborato un documento e prodotto mezz´ora di teatro, Libere, sotto forma di dialogo tra due donne di età diversa, con Lunetta Savinio e Isabella Ragonese. Avevamo voglia di reagire, ma non per gli scandali recenti: era un´esigenza cresciuta nel tempo, vedendo l´immagine della donna nei media. Poi, una sera di metà gennaio, al telefono con Francesca Izzo, lei stava cucinando – le donne sanno fare sempre molte cose insieme – ci mettiamo a parlare dell´urgenza di assumere un´iniziativa, di farci sentire. A un certo punto lei se ne esce: “Giusto, che ne dici di Se non ora, quando?”». Detto fatto, con quella frase di Primo Levi parte la maratona. «Abbiamo messo in moto i nostri contatti, non solo noi dello spettacolo (mia sorella Francesca, io e Lunetta Savino), ma tutte insieme, bancarie, giornaliste, insegnanti, precarie, persone che avevano partecipato al movimento delle donne, e ragazze che non avevano mai fatto attività politica. E parte quell´appello per il 13 febbraio che, a prova della sua natura trasversale, riceve subito l´adesione di donne con storie e provenienze diverse: l´avvocato Giulia Bongiorno, la cattolica Silvia Costa, l´allora direttore del Secolo d´Italia Flavia Perina… ».
Guarda al futuro con l´entusiasmo da eterna ragazza. «Adesso è tempo di costruire: presto andremo a una convenzione nazionale per unire tutto ciò che sta nascendo a livello locale, gruppi spontanei, associazioni». Delle polemiche, dei sospetti aleggiati alla vigilia del 13 febbraio intorno a “Se non ora, quando”, delle accuse di voler partire dal caso Ruby per dividere le donne tra «per bene» e «per male» o di volerle strumentalizzare contro il governo, non vuole neanche sentir parlare. Minimizza: «Non era e non è così: non abbiamo usato le donne, non ci siamo agganciate alla politica, non abbiamo organizzato una manifestazione antiberlusconiana. È che, quando accade qualcosa di nuovo, spesso non ne capisce il senso autentico neanche chi lo sta facendo… E però nelle critiche c´è spesso anche del buono ed è bene prenderselo, cosa che abbiamo fatto».
L´impegno politico, il cinema, i libri. Tenere insieme tutti i fili è una sfida quotidiana che non la intimorisce. «Come tutte, sono abituata a portare avanti più di un lavoro contemporaneamente. Ma penso anche che avere un pensiero da condividere sia un privilegio, e che renda migliore il lavoro artistico. Essere nel progetto di Libere e di “Se non ora, quando”, proprio mentre giravo il mio film, mi ha dato energia. Del resto, ricordiamoci del Dopoguerra, quando c´era tanta voglia di ricostruire… Le persone si confrontavano, ed è stato il segreto di quel buon cinema. Per noi, adesso, ci sono le donne, la bella sensazione che si possa di nuovo discutere, che finalmente si sia rotto il silenzio. Quando stavo a Macugnaga con la troupe, questa cosa mi ha dato una forza straordinaria. Ecco che tutto si lega, Quando la notte è un film di grande ardore e l´impegno con le donne e le riprese sono stati vasi comunicanti che si sono nutriti e potenziati a vicenda».
Cristina Comencini le donne le ha sempre raccontate nei suoi film e nei suoi libri, scandagliando i loro rapporti con l´uomo, con l´infanzia, con la maternità, la paternità. Ne Il cappotto del turco, in Due partite, ne La bestia nel cuore. «Quando mi dicevano che mi occupavo sempre dei temi delle donne, sembrava che il loro significato venisse ridotto, sminuito, ma io, con cocciutaggine, sono andata avanti e oggi sento che quel modo di vedere il mondo femminile come un capitale per noi e per la cultura è tornato alla ribalta ed è diventato finalmente patrimonio comune. Tutto questo covava da tempo, può capitare che incontri un´onda…. ora l´onda è arrivata e io ci sono andata dentro, con la mia vita e i miei pensieri».
Che la sua vita non sia stata comune è fuor di dubbio: «Mio padre, il mio mito (il regista Luigi Comencini ndr), mi ha educato all´autonomia, come le mie sorelle. Ho studiato Economia e commercio e ho lavorato in un centro ricerche, ho cominciato a scrivere solo quando ho ritenuto di potermelo permettere. All´epoca avevo già i miei primi due figli, Carlo e Giulia. Ho pubblicato il primo romanzo, Pagine strappate, tramite Natalia Ginzburg che lo aveva letto come frutto di un anonimo, poi mi sono avvicinata alla sceneggiatura con e per mio padre. Lui è stato essenziale in quella fase, come Suso Cecchi D´amico, altra grande maestra, per me fondamentale. Come Carlo Levi, la mia agente, con la quale presi a collaborare. Solo successivamente ho fatto il grande salto nella regia, prima non ne avevo avuto il coraggio. Mio padre mi ha assecondata, ma a lui piaceva soprattutto che scrivessi, mentre io credevo che la regia fosse più importante della sceneggiatura. Adesso so che non è così».
Zoo, il primo film, venne tratto da un suo racconto per bambini e, da allora, i libri, le sceneggiature e la regia sono sempre andati avanti l´uno accanto all´altra. In parallelo all´attività delle sorelle. «Francesca ha esordito giovanissima, prima di me, con Pianoforte che andò a Venezia. E ci sono Paola, la più grande, architetto e scenografa, ed Eleonora che lavora per la tv e che prima faceva produzione. Siamo una tribù, Paola ha due figli, Francesca tre, Eleonora ha una bambina…. ».
Una famiglia unita e allargata. «Mi sono sposata a diciotto anni con il papà dei miei primi due figli e poi con Riccardo Tozzi (produttore e fondatore della Cattleya, ndr) che conosco da trent´anni. Carlo e Giulia erano ancora ragazzini quando è nato nostro figlio Luigi. Abbiamo cominciato a lavorare insieme solo con Matrimoni, dopo che avevamo ottenuto ciascuno il proprio successo individuale. Io avevo fatto Va dove ti porta il cuore, che aveva incassato moltissimo, e lui si era già affermato con la fiction. Ora abbiamo due strade aperte e potremmo andare avanti anche l´uno senza l´altro, quindi possiamo scegliere».
Prima di Quando la notte, era stato un film tratto dal suo romanzo Le illusioni del bene il suo progetto preferito «ma al momento di decidere non ho trovato il protagonista, mentre da Quando la notte avevo già assorbito fino in fondo quel desiderio intenso del cercare le ragioni profonde delle donne, della maternità e del rapporto con l´uomo». Il film uscirà nelle sale in ottobre. «Intanto vorrei tornare a scrivere, ma per farlo ci vuole solitudine, immersione totale ed è necessario il tempo per riflettere, senza il quale non si arriva a nulla». E invece preme l´urgenza: «Speriamo che presto possa funzionare un comitato nazionale capace di collegare tutti i gruppi sparsi nel Paese. Intanto, già in luglio, andremo a una giornata nazionale mirata a costruire un´autorevole forza politica; non certo un partito delle donne, per carità, ma un´entità nazionale che possa imporre, senza rinvii, un´agenda irrinunciabile. Per cominciare, pretendiamo il cinquanta per cento di donne in ogni realtà. Non si tratta di rivendicare le quote vecchio stile, ma la giusta rappresentanza di genere, accompagnata da criteri precisi di scelta. Vogliamo contare, salvaguardare la differenza delle donne e non la cosiddetta femminilità…. Ora che ci penso, Quando la notte non è forse un film sulle differenze? L´incontro tra l´uomo e la donna è difficile, sofferto, perché hanno storie molto diverse, secolarmente diverse».

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Libere a Napoli, un successo!

Inappuntamenti su 26 maggio 2011 a 19:38

“Libere”, l’atto unico di Cristina Comencini in scena a Napoli per la regia di Carlotta Cerquetti lo scorso 25 maggio,  è stato un salutato da un grande sucesso di pubblico. Riportiamo un frammento dell’articolo  di Mara Fortuna apparso oggi  su  “il mediano.it

“Libere” parla del femminismo e della situazione delle donne oggi in Italia. Parla di quello che il femminismo e la politica (che non l’ha mai accolto) non sono riusciti a fare. Due donne, una matura, con tre figli ormai grandi e un passato da femminista, e una giovane si incontrano, si capisce poi, nella sala d’aspetto di un ginecologo. La difficoltà di comunicazione iniziale lentamente si scioglie, quando nel dialogo, aperto e sincero, entrambe si riconoscono l’una nell’altra, scoprono le somiglianze, molto più significative delle differenze.

L’opera di Cristina Comencini ha il grande merito di provocare la riflessione e favorire il dibattito, cose diventate ormai molto rare, soprattutto su questi temi. Ogni rappresentazione, infatti, viene seguita da una discussione a cui sono tutti invitati a partecipare. Così, terminati gli applausi e accese le luci, introdotto da una breve ed efficace presentazione della Comencini, in sala sono iniziati gli interventi. Ha parlato la dott.ssa Papa, che ha ricordato come con l’80% dei medici obiettori la legge 194 non è realmente applicata e che con il taglio dei fondi ai consultori, operati negli ultimi anni, queste strutture sono state depauperate e costrette alla chiusura.

È intervenuta la prof.ssa Capobianco, che ha denunciato l’assenza totale a Napoli di luoghi dove è possibile per le donne incontrarsi e riunirsi. E a seguire sono intervenute tante donne, e qualche uomo, che hanno parlato dei problemi delle donne migranti, della violenza sessuale, del lavoro, dell’educazione dei figli, dei diritti che non sono stati acquisiti per sempre e che vanno difesi, mentre negli ultimi anni si è pericolosamente abbassata la guardia.

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Donne che conquistano nuovi spazi di libertà

Inrassegna stampa su 26 maggio 2011 a 12:25

L’UNESCO Courier, il trimestrale dell’UNESCO, dedica l’ultimo numero alle donne che hanno denunciato le forme di tirannia nei loro paesi, combattendo nuove schiavitù e cercando di abbattere barriere sociali che restringono la libertà delle donne: i tre personaggi politici cruciali Michelle Bachelet (Chile), Roza Otunbayeva (Kyrghyzstan) e Michaëlle Jean (Canada), insieme agli avvocati Sultana Kamal (Bangladesh), Aminetou Mint El Moctar (Mauritania), Asma Jahangir (Pakistan) e Sana Ben Achour (Tunisia), alla giornalista Humaira Habib (Afghanistan), alla poetessa e scrittrice Luisa Futoransky (Argentina) e Maggy Brankitse (Burundi), madre di 20.000 bambini.

Il numero di UNESCO Courier intitolato Women conquering new expances of freedom è scaricabile qui: women conquering new expanses of freedom

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Sei mamma? Ti licenzio

Inrassegna stampa su 24 maggio 2011 a 12:15

Quasi un milione di donne costrette alle dimissioni perché stavano per avere un figlio

di Flavia Amabile, La Stampa 24/05/2011

Quasi un milione di donne è stata licenziata o costretta a dimettersi per aver deciso di avere un figlio. Lo denuncia l’Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010 insieme a molti altri dati molti chiari su che cosa significhi essere madri in Italia. Una madre su 3 ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. Nella metà dei casi l’abbandono è dovuto alla nascita di un figlio, per un totale di oltre 800 mila donne. Una donna su cinque fra quelle che lavorano e hanno meno di 65 anni hanno lasciato il lavoro per il matrimonio, la gravidanza o per altri motivi familiari.

Non c’è molto da fare, figlio e lavoro sono ancora troppo spesso inconciliabili: l’uno esclude l’altro. Le donne di cui stiamo parlando infatti non hanno scelto di non lavorare: sono state costrette a non farlo, come sottolinea anche l’Istat.

Più si è in avanti con gli anni, meno si è esposte a rischi. Le interruzioni imposte dal datore di lavoro, infatti, «riguardano più spesso le donne più giovani: si passa infatti dal 6,8% delle donne nate tra il 1944 e il 1953 al 13,1% di quelle nate dopo il 1973». Per queste ultime generazioni, le dimissioni in bianco quasi si sovrappongono al totale delle interruzioni a seguito della nascita di un figlio».

Il lavoro lasciato, spesso non si riconquista più. «Solo quattro madri su dieci tra quelle costrette a lasciare il lavoro, ha poi ripreso l’attività, ma con valori diversi nel Paese: una su due al Nord e soltanto poco più di una su cinque nel Mezzogiorno».

Le donne descritte dall’Istat nel rapporto 2010 sono il pilastro del welfare. Sono loro a reggere il carico maggiore nella rete d’aiuto familiare fondamentale per l’economia e la società. Ma «questo sistema è in crisi strutturale – avverte l’Istat – le donne non reggono più e non può essere più questo il modello che sostiene il welfare italiano».

In un anno due terzi degli aiuti arrivano da loro. Prestano «2,1 miliardi di ore d’aiuto a componenti di altre famiglie, pari ai due terzi del totale erogato». Tuttavia la situazione si sta modificando, senza che nessuno le sostituisca. Questo vuol dire che «la catena di solidarietà femminile tra madri e figlie – conclude l’Istat – su cui si è fondata la rete d’aiuto informale rischia di spezzarsi. Le donne occupate con figli sono sovraccariche per il lavoro di cura all’interno della famiglia e le nonne sono sempre più schiacciate tra cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti».

L’occupazione femminile rimane stabile nel 2010, ma peggiora la qualità del lavoro e rimane la disparità salariale rispetto agli uomini, il 20% in meno. L’occupazione qualificata, tecnica e operaia, è scesa di 170 mila unità, mentre è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unità). Si tratta soprattutto di «italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere».

Un secondo fattore di peggioramento è dato dalla crescita del part-time (+104 mila unità rispetto a un anno prima), «quasi interamente involontaria e concentrata nei comparti di attività tradizionali» (commercio, ristorazione, servizi alle famiglie e alla persona) che presentano orari di lavoro poco adatti alla conciliazione con i tempi di vita. Non è chiaro il perché ma il part-time è molto più diffuso tra le donne, il 14,3% contro il 9,3% degli uomini.

In preoccupante aumento le donne sovraistruite, ovvero quelle con un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto a quella posseduta». Fra le laureate, il fenomeno della sovraistruzione interessa il 40% delle occupate contro il 31% tra gli uomini, e abbraccia tutto il ciclo della vita lavorativa.

La partecipazione delle donne al mercato el lavoro, confrontata con il resto dell’Europa, continua a essere «molto più bassa». Nel 2010 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 46,1 per cento, 12 punti percentuali in meno di quello medio europeo. L’indicatore è al 55,6 per cento per le madri (68,2 il corrispondente tasso europeo). Quando il minore ha un’età compresa tra i sei e i dodici anni il tasso di occupazione è pari
rispettivamente al 55,8 e al 71,4 per cento.

La difficile situazione del Mezzogiorno spiega buona parte delle distanze tra Italia ed Europa: sono circa 3 su 10 le donne occupate nel Mezzogiorno contro le quasi 6 nel Nord; il tasso di inattività si attesta al 63,7 per cento (39,6 per cento nel Nord) e il tasso di disoccupazione è oltre il doppio di quello delle donne del Nord (15,8 ispetto a 7,0).

Rispetto agli altri paesi resta inoltre notevole il divario sull’utilizzo del part time, nonostante la forte crescita registrata in Italia negli ultimi anni. Nel 2009 la quota di lavoratrici a tempo parziale (25-54 anni) oscilla fra il 21,6 per cento delle donne senza figli al 38,3 di quelle con tre o più figli; nell’Ue dal 20,9 al 45,9 per cento. Le distanze sono ancora più estese se il confronto è ffettuato con Paesi Bassi, Germania e Regno Unito. Inoltre, la quota
dei donne italiane con part time involontario è più che doppia di quella dell’Ue (nel 2009, 42,7 contro 22,3 per cento).

La missione impossibile delle donne in carriera

Inrassegna stampa su 23 maggio 2011 a 11:16

La missione impossibile delle donne in carriera. Vera parità solo nel 2061

da La Repubblica 21 maggio 2011 —  pagina 21

E’ un calcolo statistico. Una proiezione. Sembra un paradosso. La neutralità dei numeri viene usata per capire quanto tempo le donne dovranno apettare per raggiungere i vertici delle professioni. Il risultato? Sconfortante. Decine di anni, in alcuni ambiti secoli. “E’ il caso della magistratura, se le donne crescono a questo ritmo la parità si avrà nel 2601″.

Lo sostiene, grafici alla mano, la demografa Rossella Palomba, ricercatrice del Cnr, che ha provato a vedere quando le donne avranno i ruoli degli uomini. E il calcolo che ne viene fuori appare un miraggio. «Ovviamente se le donne e gli uomini continuassero a crescere nei posti al vertice ai ritmi attuali la parità non verrebbe mai raggiunta poiché si manterrebbe sempre lo stesso divario», spiega Rossella Palomba che porterà queste ed altre cifre al festival di antropologia contemporanea “Dialoghi sull’ uomo” che si terrà dal 27 al 29 maggio a Pistoia. Read the rest of this entry »

Io e Paola, la nostra vita a Roma

Intervista a Ricarda Trautman compagna di Anna Paola Concia

Parla la compagna della parlamentare del PD a pochi giorni dall’aggressione subita a suon di insulti per le vie della capitale…

Intervista a Ricarda


E’ primavera svegliatevi… dall’incubo bambine!

“Belle, sode e… profumate” recita lo slogan che campeggia sul manifesto che pubblicizza l’annuale sagra della fragola prodotta a

Cassibile (fraz. di Siracusa). Tutto normale anzi.. appetitoso, se non fosse che al sopracitato slogan è accoppiata l’immagine di un

prorompente decolletè femminile! Subito dopo la sua pubblicazione la foto incriminata ha suscitato subito l’indignazione di molte

persone fra cui Carmen Castelluccio (unica consigliera donna al Comune di Siracusa), la quale ha provveduto ad inoltrare formale

richiesta all’amministrazione di attivarsi al più presto per eliminare tali manifesti dalla circolazione, non ultimo dallo stesso sito web

del Comune di Siracusa! Qui di seguito riportiamo il testo della richiesta inviata dalla Castelluccio agli organi competenti…. e

naturalmente a seguire, l’artistica foto in questione!



Al Sindaco di Siracusa Ing. R. Visentin

All’Assessore alle Pari Opportunità Dott.ssa M. Muti

Al Difensore Civico Avv. Trapanese

p.c al Presidente del Consiglio Comunale Dott. E. Bandiera

 Oggetto:richiesta urgente interventi per sospensione campagna promozionale  Festa della Fragola aprile-maggio 2011 .

Sul sito del Comune di Siracusa , alla voce “eventi” , viene promossa la Festa della Fragola 2011.

Purtroppo, anche quest’anno, gli organizzatori hanno ritenuto di utilizzare per la campagna promozionale della Festa immagini gravemente lesive della dignità della donna;  infatti vi è proposta una immagine femminile o meglio di una parte del corpo di una donna  accompagnata da una frase a doppio senso  chiaramente offensiva verso le donne.

Evidentemente gli organizzatori insieme ai  pubblicitari che li collaborano con estrema superficialità , con altrettanta ignoranza e disinvoltura pensano che sia efficace,  pur di “vendere” il loro prodotto, continuare , come lo scorso anno, ad utilizzare forme pubblicitarie gravemente lesive della dignità femminile .

Si avalla  così un modello di rappresentazione delle donne come mero corpo da mostrare e commercializzare,  un fenomeno che svilisce la dignità delle donne e   consolida quegli stereotipi di genere che le mantengono  in condizioni di inferiorità in vari settori della vita sociale e che recentemente ha visto la  indignata mobilitazione di milioni di donne in tutto il paese.

Cosa più grave è che il Comune, insieme ad altri enti pubblici, risulta tra  i promotori della iniziativa , probabilmente erogando somme per la sua realizzazione, tant’è che nello stesso sito ufficiale del Comune di Siracusa è possibile vedere la campagna pubblicitaria e l’indecoroso e offensivo manifesto promozionale con tanto di logo della Città .

Recentemente, in Consiglio Comunale, ho avuto modo di proporre al Sindaco e alla neo Assessore alle Pari Opportunità una regolamentazione delle forme di pubblicità ,nel territorio comunale, che verifichi la loro eticità e rispetto della dignità delle donne e dell’essere umano in generale e ho  come esempio negativo citato l’offensivo manifesto usato per la stessa sagra nel 2010.  Ho registrato un interessamento dell’Assessore ma purtroppo i fatti smentiscono ogni buona intenzione.

Alla luce di quanto fin qui esposto si fa richiesta urgente :

  • Di un intervento da parte del Sindaco che vieti l’utilizzo di tali materiali pubblicitari nel territorio di Siracusa in ogni loro forma: manifesti , depliant, spot ed eventuali altri strumenti.
  • Disporre l’immediata cancellazione dal sito del Comune di Siracusa di detta pubblicità.
  • Che nel caso non sia annullata e modificata tale campagna promozionale l’Amministrazione Comunale  revochi il partnariato della Città  di Siracusa per l’organizzazione di detta iniziativa , in qualsiasi modalità sia stato concesso , sospendendo  immediatamente l’eventuale erogazione di contributi economici .

Si sollecita un intervento urgente del Difensore Civico a tutela della dignità della immagine femminile come derivabile dagli art. 4 e 5 dello Statuto Comunale , oltre alla necessità di tutelare l’immagine della città che risulta tra i promotori di detta Festa della Fragola.

Siracusa 14 aprile 2011                                                       Il consigliere comunale

                                                                                               Carmen Castelluccio



Fatti e non parole contro tuttte le forme di discriminazione e violenza

Da  Vincenza Tomaselli Ufficio Stampa Stonewall

Dopo Bergamo, Savona, Fermo e Avellino, martedi 12 aprile 2011, grazie all’iniziativa promossa dall’associazione aretusea Gay Lesbica Bisex eTransesuale STONEWALL,  anche la nostra città ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, riservandosi di costituirsi parte civile in un eventuale processo contro Monsignor Babini, vescovo di Grosseto.

Tra luglio e settembre dello scorso anno, il vecovo emerito di Grosseto si è reso protagonista di gravissime affermazioni a carattere antisemita, omofobo, misogeno, razzista e sessista. Tali dichiarazioni, culminanti in una serie di inviti espliciti rivolti ai “sani cattolici” ad attuare azioni aggressive e/o repressive delle altrui libertà, hanno dato vita ad una vera e propria campagna istigatrice alla violenza contro categorie non gradite a Babini, in particolare nei confronti delle persone omosessuali.

Il sito http://www.pontifex.roma.itaè stata la cassa di risonanza delle aberranti affermazioni di Babini. Una eco che ha poi avuto l’affiancamento di  numerosi
organi di informazione sia regionali che nazionali.

Il presidente Andrea Intagliata e la vice presidente Tiziana Biondi di STONEWALL, esprimono a nome di tutti gli iscritti dell’associazione, il loro dissenso e sconcerto di fronte all’omertoso e allarmante  silenzio  di tutti gli altri organi di stampa, dei politici che dovrebbero rappresentarci e della cosiddetta società civile che troppo spesso fa “finta di indignarsi” o  peggio ancora sembra ormai anestetizzata di fronte ad atti di inaudita violenza verbale e morale.

Di seguito alcuni stralci delle dichiarazioni di Mons. Babini, tutte disponibili on-line.

Mons. Babini

A proposito di omosessualità

– ” L’omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, é addirittura più grave della pedofilia”

– “Come Vescovo sarei maggiormente comprensivo con un prete pedofilo che si penta e soffre della sua condizione che di questi viziosi (gli omosessuali)

-“I gay che praticano questa cosa contro natura sono malati, viziosi e perversi, e questo va detto”

A proposito della violenza alle
donne

– “La violenza sulle donne è certo una cosa mostruosa e volgare. Ma alcune donne con il loro abbigliamento provocano ed eccitano gli uomini e forse
se le cercano”
– ” …poi con alcuni abbigliamenti provocano e lo stupro, roba da animali, se lo tirano”.

A proposto degli ebrei

-“..ogni tanto farebbero bene  a stare zitti. Pensano di poter dominare il mondo e questa prepotenza è innata in loro, sempre vogliono recitare il ruolo di primi della classe e con loro ogni tanto un poco di fermezza non guasta, la smettano di pensare di poter dare lezioni a tutti, chi credono di essere loro?”

Per chi volesse promuovere questa iniziativa o meglio ancora volesse presentare l’esposto,
questo è il link
http://nuke.gayitaliani.eu/AzionecivilecontroMonsBabini/tabid/490/Default.aspx
dal qual poter scaricare il fac simile e gli allegati:

E’ molto più semplice di quello che sembra!

Associazione Stonewall d’iniziativa Gay, Lesbica,
Bisex, Trans, di Siracusa | cell. 3294344880 – 329 87 21 212
email:
stonewallglbtsiracusa@virgilio.it | www.stonewall.it

Ufficio Stampa Vincenza Tomaselli cell. 349 3529605

Associazione Stonewall d’iniziativa Gay, Lesbica, Bisex, Trans,
di Siracusa | cell. 3294344880
email: stonewallglbtsiracusa@virgilio.it | www.stonewall.it

Se non ora quando Modena:

il programma di mobilitazione permanente

6 aprile 2011 a 19:55

“Vogliamo una piazza simbolicamente sempre piena di gente.”

Dopo la grande mobilitazione del 13 febbraio il Comitato modenese “Se non ora quando”, rafforzando le motivazioni che già avevano spinto 1 milione di persone in tutta Italia a scendere in piazza, lancia una nuova forma di mobilitazione, quella della “piazza permanentemente convocata”.

“Contro i sistematici attacchi sferrati alle donne (dalle volgarità alle barzellette fino alla compravendita nei palazzi del potere) continueremo a farci sentire in una mobilitazione permanente” promettono le promotrici che invitano ogni comitato (sono più di 250 ) presente sul territorio nazionale a fare altrettanto. L’intenzione è quella di non disperdere le energie e l’indignazione che ci ha messo in marcia – aggiungono le donne – e tenere fermo l’obiettivo del 13 febbraio, ovvero contrastare una cultura machista e umiliante che offende le donne e il paese chiedendo le dimissioni del Presidente del Consiglio che questa cultura incarna”.

Sarà una piazza che si allarga a tutta la provincia e a tutti i luoghi. Tutti coloro che vorranno simbolicamente testimoniare la loro adesione potranno farlo indossando una spilla, un nastro, o attaccando un adesivo all’auto, alla bicicletta, al computer in ufficio, all’agenda del lavoro o alla borsa della spesa.

“Pensiamo che le 5.000 persone in piazza il 13 febbraio potrebbero con questa formula anche raddoppiare (in quanti avrebbero voluto esserci e non ci sono riusciti?)”. Una forma tipica dell’agire multitasking femminile: si sarà in piazza mentre si starà al lavoro, in palestra, a casa, al supermercato.

Per un mese a partire dall’8 aprile il presidio fissa un appuntamento settimanale in via Emilia Centro (Portico del Collegio) per informare cittadini e cittadine sui motivi della mobilitazione, per raccogliere nuove adesioni e distribuire i gadget a chi vuole farsi portavoce della protesta.

Il primo appuntamento è fissato per venerdì 8 aprile dalle 16.30 – 18.30 sotto ai portici del Collegio San Carlo. Si replica i venerdì successivi (15,22,29 aprile).

“Intendiamo nei prossimi mesi insistere anche a livello locale su tre temi di primaria importanza raccogliendo lo stimolo del comitato nazionale: lavoro, maternità e informazione – spiegano le donne – e chiederemo al più presto un incontro con i parlamentari e le parlamentari modenesi per avanzare proposte concrete”.

Resta inoltre urgente per il Comitato puntare sulla rappresentanza di genere e farsi promotore di un percorso culturale che garantisca una presenza più consistente all’interno della classe dirigente, nei partiti, nei cda delle aziende, ai vertici delle istituzioni culturali e dei media.

Per nuove adesioni mandare una mail a senonoraquandomodena@gmail.com

Lettera impossibile a Cristina di Belgioioso

17 marzo 2011 a 14:37

Lettera a Cristina Trivulzio principessa di Belgioioso
di Rita Cavallari

Ti scrivo per dirti grazie.
Non so come chiamarti. Principessa? No, preferisco Cristina, una donna con gli occhi immensi, in cui ci si può perdere, senza trovare vie d’uscita. Lo diceva Alfred De Musset, e aggiungeva che i tuoi occhi erano terrificanti come quelli di una sfinge. Tu l’avevi respinto e lui si vendicava con frasi cattive. Gli uomini sono così, non sopportano che una donna sia più intelligente di loro, che sia in grado di gestirsi da sola, che sappia scegliere ciò che vuol fare senza chiedere il loro consenso.
Quando hai fondato La gazzetta Italiana hai deciso di dirigerla tu stessa. Un giornale politico diretto da una donna! Scandaloso, semplicemente scandaloso, così commentava Terenzio Mamiani, che pure si professava tuo amico.
E a Roma, durante la Repubblica Romana? Lì hai superato te stessa, hai fatto qualcosa che mai era stata sperimentata prima: hai fondato l’assistenza infermieristica moderna, hai inventato l’organizzazione degli ospedali da campo per la cura dei feriti in guerra. A Roma, centro del potere temporale dei papi, hai osato mettere da parte monache e preti e hai affidato l’assistenza dei malati ad una struttura laica! Pio IX era livido di rabbia e i benpensanti vomitavano veleno contro di te. Sul tuo lavoro, che ha anticipato quello di Florence Nightingale, è stato calato un velo.
Il confronto tra te e la Nightingale è interessante. Lei è famosa in tutto il mondo ed in Inghilterra è una gloria nazionale!
E tu? Tu che hai in tutti i modi sostenuto le lotte risorgimentali, hai usato il tuo patrimonio per la causa italiana, hai combattuto a Milano contro gli austriaci e a Roma per gli ideali mazziniani, hai profuso la tua inventiva per la cura dei feriti, ebbene, nessuno ti ha additato ad esempio. Le strade intitolate al tuo nome si contano sulle dita di una mano. Quanto alle scuole, meglio lasciar perdere. Eppure, tu, di scuole, ne ha fondate parecchie: asili, scuole elementari, scuole agrarie, scuole femminili, tutte nei tuoi possedimenti di Lonate, per garantire ai giovani un futuro migliore.
Avevi realizzato scuole professionali perché sapevi bene che la libertà si raggiunge solo attraverso il lavoro, e quando dicevi libertà è soprattutto a quella delle donne che pensavi. E’ qui che si rivela la modernità del tuo pensiero, è per questo che oggi tu sei così prepotentemente attuale.
Per questo ti ringrazio, e vorrei che, a centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, tu fossi presa ad esempio.

Movimento delle donne, l’unanimità è una trappola

14 marzo 2011 a 13:13

di Alessandra Di Pietro, su Gli Altri, 13 marzo 2011

Tra le conseguenze politiche del 13 febbraio e dell’8 marzo c’è l’acquisizione definitiva che nel movimento delle donne l’unanimità non è necessaria all’azione. Darsi come obiettivo “essere tutte d’accordo” (su un appello, uno slogan, un flashmob) pretende una continua mediazione (quasi sempre) al ribasso che lima gli eccessi, allinea gli estremismi, ammorbidisce le convinzioni, spegne lo spirito critico crea insomma una orizzontalità che fa male alla vitalità, al dinamismo e alla creatività. La ricerca della concordia è spesso una trappola che fa disperdere tempo senza far accrescere partecipazione ed entusiasmo, anzi dividendo e frammentando: dunque esaltare l’esigenza dell’accordo totale senza se e senza ma è utile solo a chi vuole indebolire la forza delle donne. Esserci e dappertutto, da sola o con il proprio gruppo, ognuna con il suo pensiero osservando con sincero interesse e curiosità quel che hanno da dire le altre, è possibile, anzi è da incoraggiare.

Dalla gabbia politica e mediatica della consonanza siamo riuscite a sfuggire in questo otto marzo (con manifestazioni grandi, piccole e talune minuscole, ma presenti.) e durante la preparazione della manifestazione di febbraio. Prima del 13, a molte/i il serrato ragionare su corpi e cervelli in vendita, l’insistenza su chi compra più che su chi vende, i posizionamenti politici pro o contro Berlusconi, indignarsi o mettersi al riparo dal moralismo sotto ombrello rosso, sono parse critiche pretestuose, finezze da intellettuali annoiate, snobismi culturali e invece siccome erano interventi politici appassionati e intelligenti hanno allargato la piazza e permesso che nello stesso momento Giulia Bongiorno intervenisse dal palco mentre avveniva lo straordinario flashmob di 200 donne a Montecitorio.

Questa energia disordinata, confusa, contraddittoria che si riversa per le strade ha spesso una matrice antiberlusconiana ma non è l’unica. Le manifestanti segnano una presenza sul territorio ciascuna con una propria chiave di originalità nella forma nella sostanza (il precariato, la salute, l’ambiente, la sorellanza con le immigrate, alcune hanno convocato manifestazioni con i bambini altre rifiutano di esaltare la funzione riproduttiva etc…, c’è musica, teatro, poesia) ed è questo il processo da sostenere: esaltare l’entusiasmo di esserci, crearsi un’anima politica, volere lo scambio, persino lo scontro, inventarsi un pensiero, dargli forma, essere contente che l’altra non la pensi come noi e sperare che ne sappia di più e pure di meglio. Per andare avanti nella crescita del movimento serve di volersi conoscere perché quel che l’altra vuole dirmi viene da un’esperienza e ha un valore. Il femminismo è per me innanzitutto una autentica attenzione per le donne, il loro pensiero, le loro azioni e le loro relazioni, non può fermarsi davanti all’etichetta di appartenenza fissata con criteri della politica maschile. In questo senso non intendo promuovere una trasversalità acritica, ma neanche sostenere un pregiudizio. E certo che per mettere in scena azioni (pre)potenti serve mettersi d’accordo su un obiettivo – scendere in piazza per esempio – ma che siano minimi e invece sia massimo lo spazio del confronto e della diversità senza asservimento a partiti, segretari di partito, testate giornalistiche, televisive, partiti, regine della doppia militanza (ancora!). Credo sia l’unica via possibile per fare crescere e/o dare spazio a un ricchissimo soggetto politico diffuso che coltivi orgoglio della differenza (tra noi donne), autonomia di pensiero e di comunicazione per poter, in caso, contrattare con il sistema tradizionale senza ridursi a truppe ausiliare di una politica stanca e incapace.

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