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NO, NON CI STIAMO!

Abbiamo offerto un patto al nostro paese: facciamo dell’Italia un luogo vivibile anche per le donne, cambiando lo stato sociale, arrestando la tendenza al declino, riportando l’Italia al centro dell’Europa.
Siamo convinte che senza questo patto non si esce dalla crisi istituzionale, politica, economica e morale che sta strangolando la società italiana.
L’ unica risposta arrivata è questa manovra.

ECCOVI LA MAPPA :

SIAMO QUI. PRIMA DELLA MANOVRA

Le donne italiane lavorano 60 ore alla settimana, più di tutte in Europa
Solo il 46 % ha un’occupazione; la media europea è del 60%
L’Italia è al 21esimo posto tra i paesi industrializzati per l’indice di benessere delle donne madri
3 milioni e mezzo sono le donne che non lavorano per assenza di servizi
Solo il 18 % dei bambini trova posto nei nidi
800.000 sono le donne licenziate o costrette a dimettersi per la maternità
Se lavorano, le donne hanno salari del 30 % più bassi degli uomini a parità di mansioni
Le donne anziane sono le più povere e percepiscono le pensioni più basse per avere accudito, nel corso della loro vita lavorativa, figli, nipoti, genitori
Le donne giovani sono più precarie dei giovani uomini e più laureate. Pagheranno la precarietà: oggi con l’incertezza del futuro, domani con una pensione misera
Le donne sono marginali nella vita pubblica, perfino più che in alcuni paesi in via di sviluppo

SIAMO QUI. DOPO LA MANOVRA

Sono soprattutto donne i pubblici dipendenti che garantiscono il funzionamento delle scuole, degli ospedali e degli altri servizi: a loro la manovra, dopo aver già aumentato a 65 anni l’età pensionabile, rimanda l’erogazione della liquidazione, blocca gli aumenti salariali, non rinnova il rapporto di lavoro precario, diventato in questi anni la norma anche nel settore pubblico.
Alle donne che lavorano nel privato dal 2014 viene progressivamente aumentata l’età per aver diritto alla pensione, senza dare nulla in contropartita.
Cambieranno le norme per ottenere la pensione di reversibilità, percepite prevalentemente dalle donne.
I tagli indiscriminati e pesanti agli enti locali diventeranno tagli ai servizi: asili, trasporto pubblico per le scuole, assistenza agli anziani, fondi destinati alle fragilità sociali che andranno tutti a carico delle donne, giovani e anziane.
Lo Stato, dunque, abbandona a se stessi bambini, vecchi, malati, disabili, tanto saranno le donne a prendersene cura. Ovviamente gratis.
Infine l’articolo 8, che cancella diritti non negoziabili delle lavoratrici e dei lavoratori, renderà ancora più drammatica la vita delle donne.

Le scelte del governo sono dannose per le donne e inutili per tutti perché recessive.

Non consentiremo che si continui a governare contro le donne e contro il futuro dell’Italia.

Comitato Promotore SE NON ORA QUANDO?

Lettera Aperta

Pubblicato: 6 agosto 2011 | Autore: | Filed under: se non ora quando | 27 Commenti »

Lettera aperta

In questo periodo di gravissima difficoltà sentiamo la responsabilità di rivolgerci a tutti coloro che ricoprono funzioni istituzionali, in ogni ambito della vita sociale, politica, culturale, religiosa del nostro paese.

L’Italia ha un drammatico bisogno di un grande sforzo collettivo che riesca a trarla fuori dallo stato di crescente fragilità internazionale e di crisi istituzionale e politica che la blocca.

Il movimento SeNonOraQuando è nato per difendere e riaffermare la dignità delle donne, ma si è consolidato, ampliato, diffuso perché abbiamo collegato la penosa condizione delle donne italiane al generale declino del paese. Abbiamo detto che l’Italia non è un paese per donne perché non è stato riformato lo stato sociale, non lo si è reso produttivo.

Nessuno dei governi e delle coalizioni governative che in questi due ultimi decenni si sono succeduti ha saputo o voluto adeguarlo alle straordinarie trasformazioni che hanno visto le donne protagoniste, ostacolando così significativamente un loro pieno accesso al mondo del lavoro. Come tutte le statistiche ci raccontano, le italiane vivono assai male e non godono pienamente dei diritti di cittadinanza, perché in Italia non è stato attivato uno dei motori che altrove in Europa ha reso possibile la ripresa della crescita.

Ora è tutto il paese che ne sta pagando duramente le conseguenze.

Cambiare lo stato sociale e fare dell’Italia un paese vivibile anche per le donne è un’urgenza civile ed economica, di cui per fortuna sta crescendo la consapevolezza, come testimonia tra l’altro l’ultima relazione annuale del governatore della Banca d’Italia. Ma per farlo occorre una convergenza di intenti fuori dall’ordinario, uno sforzo comune per superare resistenze corporative, miopie di parte e vischiosità di privilegi.

A questa convergenza, in vista di un bene comune, si è ripetutamente appellato il Presidente della Repubblica e noi, richiamandoci alle sue parole, chiediamo a voi tutti, ognuno secondo le proprie responsabilità, di sollecitare e promuovere la formazione di una comune volontà riformatrice, capace di coraggiosi cambiamenti e innovazioni profonde. Appare ormai indispensabile, in una fase che è stata definita di ‘debolezza della politica’, che tutta la società civile si faccia carico dei cambiamenti necessari attraverso una più attiva partecipazione.

L’Italia è smarrita e angosciata per il proprio futuro, ma ha enormi risorse e grandi energie inespresse e quelle delle donne sono sicuramente tre le più salde seppure misconosciute.

E’ il momento del coraggio e della lungimiranza.

Il Comitato Promotore Se Non Ora Quando

Attacco continuo alla legge 194!

SNOQ Cuneo: la ricetta di Cota contro le donne

Pubblicato: 25 luglio 2011

Mentre la movimentazione delle donne cresce, si moltiplicano le voci che chiedono conciliazione di tempi di vita e lavoro, che si possa accedere ai posto di comando e far carriera, avere la metà delle politiche donne, confrontarsi con modelli alternativi a quello dei corpi a disposizione, di mogli trofeo e altre delizie…qualcuno pensa bene di passare al contrattacco minando un pilastro del movimento femminile: la legge 194. Continua a leggere

Niente di nuovo sotto il sole..

Delusione per la nuova giunta romana

Il Comitato nazionale Se Non Ora Quando esprime delusione di fronte alla nuova giunta comunale presentata oggi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che non modifica nella sostanza gli equilibri di genere all’interno della giunta stessa.

“Questa vicenda dimostra ancora una volta che la rappresentanza delle donne nel governo del paese continua ad essere concepita come un piccolo regalo simbolico e non come una presa d’atto che le donne sono oltre la meta’ della popolazione attiva in Italia”, spiega Serena Sapegno, membro del Comitato nazionale Se Non Ora Quando.

Se Non Ora Quando ricorda che l’Italia ha uno dei piu’ bassi tassi di rappresentanza femminile in politica al mondo. Solo il 21% dei parlamentari italiani sono donne. Su 8000 sindaci in Italia, le donne sono 800. Se Non Ora Quando esorta con forza gli amministratori pubblici a tenere presenti questi numeri nella composizione delle future giunte. Se Non Ora Quando?

Se non ora quando… uomini italiani?

Lettera di Gianguido Palumbo, Roma:

Sono stato a Siena sabato e domenica dall’inizio alla fine dell’incontro delle donne italiane di “Se non ora quando?”. Ero uno dei 100 uomini presenti ( li ho contati uno più uno meno, esclusi i giornalisti e i tecnici ). E’ stata una esperienza intensa, molto interessante, bella, anche per me. Conoscevo alcune delle organizzatrici e quasi tutto il gruppo delle veneziane, avendo vissuto 30 anni in quella città. Sono andato convinto che mi avrebbe fatto bene e così è stato. Mi ha dato ancora più fiducia sia in questa Italia in movimento sia nelle donne promotrici e partecipanti, sia nelle idee e nelle attività che sto facendo da anni, in un misto indistinguibile fra la mia vita e il mio lavoro, fra scrittura di articoli, libri, siti, pagine in rete, progetti ed iniziative legate alla cooperazione internazionale, alle migrazioni e la multietnicità.

Il momento più forte e significativo delle giornate di Siena, nella sua essenziale capacità di comunicare, è stato il ballo finale sul palco delle promotrici, di ogni età, trascinate dalla bellissima canzone di Patti Smith “ People have the power”, che nel titolo indica una possibilità e una necessità. Già a Roma in Piazza del Popolo il 13 febbraio mi aveva colpito questo momento liberatorio e coinvolgente del ballo vero, scatenato, di corpi di donne ventenni, trentenni…. ed anche settantenni, che dopo aver parlato, ragionato alto, proposto, lavorato, hanno espresso la loro forza, la loro gioia ed energia ballando : noi uomini non lo facciamo quasi mai e men che mai lo faremmo alla fine di un incontro politico nazionale al centro di un palco davanti a centinaia o migliaia di altre persone.

Tutte le 24 ore quasi consecutive, dalle 12.30 di sabato alle 13 di domenica 9 e 10 luglio a Siena, sono state comunque significative per la varietà di interventi, testimonianze, analisi e proposte fatte da donne veramente tanto diverse fra loro per età storia, formazione, provenienza, ruolo, comprese le attrici, le musiciste, le artiste.

I momenti più strani li ho vissuti io nel sentirmi guardato e vissuto come “estraneo” come “altro” e al massimo accettato come osservatore o compagno-marito di una delle donne presenti o appunto utilizzato come “fotografo” volante di amiche che volevano giustamente ricordare quei giorni in uno scatto.

Ho anche vissuto con imbarazzo critico l’assenza totale dell’intervento di un uomo, almeno uno ( tranne il saluto del Sindaco ) che parlasse del piacere e dell’interesse di essere lì e della grande potenzialità umana e politica di una nuova collaborazione fra movimento delle donne e uomini in cambiamento che pur esistono in Italia, da anni, in molte città, in piccoli gruppi o in alcune associazioni nazionali ( fra gli altri: Il Cerchio degli Uomini di Torino, Uomini in Cammino di Pinerolo, Gruppo Uomini di Viareggio, Gruppo Uomini di Verona, Uomini in Gioco di Bari, Maschile Plurale di Bologna, di Roma e di Napoli, Non più Sole di Modica, L’Associazione nazionale MaschilePlurale, la Rete italiana di Uomini Clienti con l’Associazione Le Ragazze di Benin City di Aosta). Sono stato molto tentato di provare a parlare ma ho deciso che la mia individualità non avrebbe espresso alcuna rappresentatività maschile e avrebbe rischiato di diventare una sorte di “esibizione”.

Ma apparte i gruppi e le associazioni esistenti di uomini, di cui ho anche fatto parte attiva negli ultimi anni, sono convinto che sia proprio ora ( e Se non ora quando uomini italiani ? ) che il maggior numero possibile di Uomini Italiani di ogni età, origine, storia, formazione, città, si sveglino, si confrontino, in contemporanea, in parallelo, in momenti di autonomia e di collaborazione, provino a cambiare da soli e assieme, nella vita e nel lavoro, nella politica e nell’associazionismo, assieme fra loro e assieme alle donne, proprio come stanno facendo centinaia di migliaia di donne italiane in questo nuovo movimento trasversale apertissimo ma anche decisissimo e molto chiaro per alcuni principi, idee, proposte e capacità di azione.

Ho seguito con molto interesse l’inizio di questo nuovo protagonismo femminile a partire dalla prima serata romana all’Accademia di Danza con la proposta dello spettacolo “Libere” scritto e diretto dalle sorelle Comencini e recitato da due attrici diverse come la Aragonese e la Savino. Quella sera di circa un anno fa eravamo almeno 500 persone, molte donne ma anche molti uomini ad assistere allo spettacolo teatrale e poi al primo dibattito in cui si iniziava a ipotizzare un risveglio nuovo delle donne italiane che collegasse la storia del Femminismo al presente di donne diverse e capaci i dialogare, fare rete, impegnarsi per reagire e provare a scuotere e cambiare un’Italia al collasso mentale prima ancora che sociale politico ed economico.

Ho seguito la nascita della pagina FaceBook e poi l’organizzazione del 13 febbraio, dove sono andato, e poi ancora di Siena. Mi pare, pur da uomo, che veramente questo nuovo movimento abbia la forza e l’originalità di coinvolgere molte più donne di prima, di quei gruppi movimenti di quarant’anni fa e di altri periodi.

E sento, da uomo che da altrettanti anni prova a cambiare se stesso con tutte le difficoltà e contraddizioni nel difficile cambiamento generale della società, che i gruppi e le associazioni di uomini esistenti che da tanti anni ormai si impegnano in modi diversi a cambiare le loro vite maschili, le loro coscienze, i pensieri, le abitudini, le relazioni individuali e familiari e sociali, sono troppo chiusi in sé, troppo auto-concentrati, troppo isolati, troppo elitari come in parte lo erano alcuni gruppi di femministe storiche.

Mi sono chiesto più volte come vivrebbe e sarebbe oggi un mio figlio maschio trentenne: ho solo una figlia di cui sono più che orgoglioso e sono sempre più convito dell’importanza e della grande difficoltà di sperimentare un nuova educazione alla Maschilità, oggi pressoché inesistente con molti genitori in crisi per le crisi dei propri figli adolescenti o giovani adulti.

Ma adesso, se non ora quando, anche noi Uomini in quanto tali in quanto maschi di ogni età, in quanto persone comuni ovunque siamo, in quanto mariti o compagni di vita, in quanto padri, figli, fratelli, in quanto impiegati, operai, intellettuali, politici, giornalisti, insegnanti, artisti, possiamo e dobbiamo provare a cambiare, in un’Italia e in un mondo in subbuglio, con grandi rischi e paure ma anche con grandi energie che si stanno esprimendo in ogni paese e cultura.

Se non ora quando Uomini Italiani, assieme fra noi e assieme alle donne, con il rispetto reciproco ma anche con la forza della collaborazione, sulla base di confronti sinceri, critiche, analisi e possibili proposte anche comuni.

Potrebbe nascere una rete italiana di SNOQ-U, uomini in una rete aperta, attiva, presente nelle diverse città, collegata da idee e proposte, alcune proprie e specifiche altre assieme alla rete delle donne, per arricchire e rafforzare l’Onda lunga che in Italia sta finalmente iniziando a modificare la situazione generale del Paese.

Le analisi fatte a Siena, ed anche prima, dalle donne del nuovo movimento facevano capire bene come non sia più sufficiente aspettare pur attivamente le nuove elezioni politiche sperando in un nuovo Governo di Centro Sinistra più o medo discreto. C’è bisogno di cambiamenti profondi culturali, comportamentali, sociali, politici ed economici, che attraversino tutti i Partiti e i Movimenti, in sintonia con un mondo che travolge dittature consolidate, rompe schemi, collega donne e giovani dell’Africa , dell’America latina, dell’Europa, della Cina, degli Stati Uniti. Un mondo che non aspetta “semplicemente” di superare la crisi finanziare rilanciando un nuova “Crescita Economica” come se fossimo negli anni Trenta o Sessanta o Ottanta. Le crisi ambientali, sociali, economiche richiedono ben altro e soprattutto i giovani e le donne lo stanno capendo più e meglio di milioni di Dirigenti Uomini al potere in tutto il mondo.

Se non ora quando, uomini italiani : proviamoci anche noi a cambiare e far cambiare, partecipando e ritrovando nuove e diverse energie maschili da scoprire o reinventare.

Sostienici per cambiare, se non ora, quando?

SNOQ ha bisogno di te!

Sostieni le attività di Se Non Ora Quando – Fai un bonifico sul conto intestato a Associazione Promozione Sociale “Se non ora quando?” Nazionale IBAN: IT13Y0501803200000000155055 presso Banca Etica, Roma

Lettera alle donne e ai comitati Se non ora quando

31 maggio 2011 @ 21:45 › mobilitazione

Care tutte,

come vi abbiamo già scritto, sentiamo il desiderio di incontrarci e conoscerci. Vi proponiamo una grande riunione il 9 e 10 luglio, a Siena per cominciare a tracciare il nostro progetto e definire la nostra proposta politica dopo il 13 febbraio.

La città ci ha messo a disposizione un luogo bellissimo, il Santa Maria della Scala, che ha tutte le caratteristiche di spazio per accogliere il nostro incontro. Un gruppo che comprende il comitato SNOQ di Siena e di Roma è già al lavoro per organizzare l’ospitalità e risolvere tutti i problemi logistici. Saremo in contatto continuo con voi attraverso il blog per aiutarvi in tutti i modi a partecipare.

Abbiamo pensato e discusso i contenuti per questo nostro primo incontro, e ci sembra che il nesso tra le brutte immagini di donne che attraversano gli schermi e ricoprono i muri di questo paese e il mancato posto fatto alle donne nella vita pubblica, a cominciare dal lavoro, sia il nodo su cui lavorare insieme.

Questi due aspetti, rappresentazione dei corpi e lavoro delle donne, sono le due facce dello scandalo italiano che abbiamo denunciato il 13 febbraio e che i dati ISTAT impietosamente fotografano.

Le 800.000 costrette a lasciare il loro impiego dopo una gravidanza, l’insieme indistinto e difficilmente quantificabile delle altre, inattive, disoccupate e precarie a cui di fatto viene sottratta anche solo la possibilità di immaginare una gravidanza, sono la dimostrazione che l’Italia non ha mai accettato la libertà e la differenza delle donne e ha sancito così il suo declino.

Cominciamo da qui.

Vi chiediamo di contribuire con le vostre riflessioni e le vostre proposte all’elaborazione su questi due punti.

Forza Lorella, non sei sola!

Solidarietà a Lorella Zanardo

Inmondo delle donne su 11 maggio 2011 a 14:34

Ancora una volta Striscia la Notizia si scaglia contro Lorella Zanardo e il suo documentario Il Corpo delle Donne, come riporta la stessa Zanardo nel suo blog. In attesa di vedere il servizio che Striscia la Notizia metterà in onda, SNOQ esprime solidarietà a Lorella Zanardo perchè l’attacco a cui è stata più volte sottoposta è il medesimo che abbiamo subito in occasione della mobilitazione del 13 febbraio. E`un attacco che mostra quanto sia pretestuosa l’accusa di moralismo o elitarismo nei confronti di movimenti e singoli che criticano apertamente i modelli di rappresentazione della donna in Italia.

Come nel caso del 13 febbraio, ribadiamo la differenza tra la critica alla rappresentazione (e manipolazione) del corpo femminile e la critica alle donne inserite in questo sistema di rappresentazione. La confusione tra questi due punti di vista ha alimentato l’accusa di moralizzare e di distinguere tra donne per bene e donne per male. Da entrambe le accuse ci smarchiamo, esprimendo solidarietà a Lorella Zanardo e al suo prezioso lavoro.

Comitato nazionale Se non ora quando

Un carta d’identità per SNOQ

Una “carta d’identità” per SNOQ

La mobilitazione delle donne del 13 febbraio in tante città e centri italiani e all’estero è stato un grande evento di popolo, ricchissimo per la molteplicità e pluralità di culture, di genere, di generazioni, politiche, sociali, professionali, delle persone convenute. Nella preparazione e nella gestione della giornata si sono messe insieme energie disparate, si sono accese e incontrate spontaneamente speranze e aspettative diverse.

Dal 13 febbraio non si torna indietro. Non vogliamo tornare indietro. La novità e la forza di SeNonOraQuando è dovuta a caratteristiche preziose e inedite che vanno riaffermate o se necessario promosse ovunque.

Tali caratteristiche qualificanti e originali di SNOQ saranno presenti e fondanti in tutti i comitati che desiderano definirsi e riconoscersi con quel nome e partecipare alla costruzione di un cammino comune.

Esse sono:

a) La libertà, la forza e l’autonomia delle donne in tutti i campi

b) il coinvolgimento delle diverse associazioni di donne e delle organizzazioni professionali delle donne

c) l’adesione a titolo personale delle donne dei partiti e dei sindacati

d) la pluralità politica, culturale e di credo

e) l’esplicita attenzione alle giovani e ai giovani

f) L’utilizzo di un linguaggio trasversale e plurale nella comunicazione.

Di conseguenza il logo SNOQ non può essere usato per iniziative o manifestazioni di partiti o altre singole associazioni. Analogamente sono assenti dai comitati SNOQ simboli politici e sindacali.

Naturalmente lo sforzo di ciascun comitato sarà volto a favorire la partecipazione e il coinvolgimento di tutte le donne.
Comitato nazionale
Se non ora quando?

Ai comitati Se non ora quando? di tutta Italia

Quella del 13 febbraio è stata una straordinaria mobilitazione di popolo, guidata dalle donne, sull’intero territorio nazionale e non solo. Questo vuole dire che è stata affermata la loro centralità nella vita del nostro paese. Intorno alle loro parole si sono coagulati ed espressi aspirazioni, esigenze, sentimenti profondi e diffusi, una qualità politica nuova. E’ apparso chiaro che le donne costituiscono la risorsa più viva del paese e che la loro forza e le loro ragioni sono indispensabili per porre termine al declino della vita culturale, economica civile e politica dell’Italia.

Il piacere del ritrovarsi assieme, nel rispetto della libertà e differenza di ciascuna, ha segnato quella giornata ed ha reso evidente che dimensione collettiva e libertà individuale non sono in contrasto e che è possibile stabilire un nuovo legame tra coscienza di sé e azione collettiva. Una nuova stagione del movimento delle donne italiane è possibile.

Questo senso di novità e di speranza può e deve essere rafforzato individuando delle proposte in grado di delineare il profilo di un paese per donne, per contribuire alla rinascita dell’Italia; proposte che cominciamo a formulare e vi inviamo con l’intenzione di promuovere una discussione generale su questi temi e per imporli con la nostra forza all’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni, dei partiti e delle forze sociali.

Al centro è la necessità di chiarire quale senso politico abbia oggi affermare la parità e la differenza tra uomini e donne. Tale chiarezza è precondizione di qualsiasi altro discorso, a cominciare da quello sulla violenza e la discriminazione quotidiana contro le donne.

Al momento ci paiono ineludibili alcune questioni:

a) la precarietà nel lavoro che da condizione sociale diventa precarietà esistenziale e incide profondamente nelle relazioni sociali e familiari, in particolare per le donne, e ne condiziona il futuro.

b) Il nodo che strozza insieme al lavoro la scelta della maternità, questione cardine intorno alla quale girano altre. Per questo abbiamo parlato di 1) ripristino delle norme contro le dimissioni in bianco; 2) congedo di maternità universale a carico della fiscalità generale; 3) congedo di paternità obbligatorio. Per questo pensiamo vada ripreso il discorso sugli asili nido( copertura 33% secondo i parametri europei) e in genere sui servizi all’infanzia. Per questo vanno difesi e rilanciati i consultori.

c) La rappresentanza deve essere paritaria a tutti i livelli e in tutti i campi (aziende, istituzioni); in particolare la rappresentanza politica delle donne può essere occasione per un rinnovamento profondo del concetto stesso di rappresentanza, che deve tornare a basarsi sul rapporto tra eletti/e e elettrici/elettori.

d) L’immagine e la rappresentazione delle donne nei media e nella pubblicità sono da tempo al centro di una riflessione che si è estesa e ha visto il coinvolgimento delle donne che lavorano in questo settore strategico: è necessario riaprire ed allargare la discussione sulle modalità della comunicazione e sui modelli dominanti negli ultimi anni. Va sottolineata la necessità di nuovi strumenti per la tutela della dignità di tutti.

Per discutere di questi punti, per costruire una rete dei comitati esistenti e promuovere azioni comuni, vi proponiamo la convocazione di un incontro nazionale a Roma nella prima metà di luglio.
Comitato nazionale Se non ora quando?